

Il potere curativo della musica
Musica per Joan Miró
La musica di Rino Capitanata nasce da un atto di ascolto profondo: non soltanto del suono, ma dell’immagine, del segno, dello spazio mentale che l’opera di Joan Miró apre e rende abitabile. In queste composizioni, il pianoforte non si limita a interpretare un universo pittorico, ma lo interroga, lo attraversa, lo ricompone in forma sonora.
L’arte di Miró è fondata su una tensione feconda tra opposti: fantasia e controllo, rigore e libertà, misura e slancio poetico. È una dialettica che appartiene alla cultura catalana e che in Miró diventa linguaggio assoluto, capace di superare la distinzione tra figurazione e astrazione. I suoi segni non descrivono il mondo, ma ne rivelano una struttura interiore, primordiale, quasi musicale.
Non è un caso che la musica abbia rappresentato per Miró una passione costante e una fonte di ispirazione decisiva. Le sue tele si organizzano come partiture visive, dove il ritmo, il silenzio, l’equilibrio tra pieno e vuoto assumono un valore espressivo centrale. Ogni linea è un gesto sonoro congelato, ogni colore una vibrazione.
Rino Capitanata raccoglie questa eredità e la traduce in un linguaggio musicale di rara essenzialità. Le composizioni per Gran Piano si muovono in una dimensione di libertà rigorosa, nutrita anche dall’incontro con la filosofia Zen, che tanto influenzò Miró. Qui il suono non è mai decorativo: è necessario, ridotto all’essenza, carico di tensione e di silenzio.
Le forme musicali di Capitanata non sono né astratte né figurative. Sono segni sonori puri, linee che si tracciano nello spazio acustico con la stessa precisione e audacia dei segni di Miró sulla tela. Il pianoforte diventa così superficie e profondità insieme, luogo di risonanza e di meditazione, colore e gesto.
In questo dialogo tra musica e pittura, l’opera di Capitanata non si pone come commento, ma come esperienza autonoma e complementare. La musica non “spiega” Miró: lo riattiva. Restituisce all’ascolto quella dimensione originaria in cui vedere e ascoltare coincidono, e in cui l’arte torna a essere un atto totale, libero e necessario.




